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IL PIEDE E L'ORMA. DALLE PARTI DI CAMUS


232 PAGINE •
Brossura
Rif.: 2037-7991-N.2
ISSN 2037-7991
Prezzo: €20,00
IL PIEDE E L'ORMA. DALLE PARTI DI CAMUS

(N.2)
Data di pubblicazione : 2010

Spogliato il destino dell’uomo di tutte le incrostazioni metafisiche e ideologiche, sollevato il velo pietoso delle cieche speranze, resta l’assurdo della vita fine a se stessa, il deserto delle domande senza risposta. Ma restano anche il calore e l’estasi della meridianità dei sensi e del pensiero e l’impegno, tanto più cogente quanto frutto di scelta libera e gratuita, che della rivolta solitaria dell’individuo contro l’assurdità dell’umano destino fa la base della rivolta solidale contro la supplementare, odiosa e inaccettabile assurdità della violenza della società e del potere.

Perché parlare di Camus oggi, a parte gli anniversari accademici tradizionali e i recuperi di comodo che lo restituiscono ai suoi sempre troppo pochi lettori con l’aureola del santino?

Perché Camus rimanda a un’epoca del Mediterraneo e della storia che è presente, ancora oggi, nel panorama della cultura europea: quella delle migrazioni e delle lotte per l’auto-affermazione della propria identità.

Perché Camus rappresenta un modello di scrittura e di adesione alla realtà che ne fa un esempio rilevante e invendicato di intellettuale capace di coniugare impegno e creatività.

Perché Camus costituisce una sintesi tra arti diverse con un unico obiettivo: l’uomo …

Camus è un pensiero che incontri all’incrocio di una via. Puoi ignorarlo, osservare il traffico e passare oltre. Ma se lo guardi, se lo osservi con lo sguardo impudico dell’innocente, segna senso, direzione e verso della tua strada.

Ed il cammino non è più lo stesso o, in realtà, non è mai stato.

Il Novecento letterario si chiuse, forse, nel segno di Jorge L. Borges e Marguerite Yourcenar, i quali si dichiararono apolidi. Già dopo la prima guerra mondiale si sviluppò nella Mitteleuropa una vasta letteratura degli Heimatloser (senzapatria). Quella letteratura, di là dalla considerazione delle sofferenze di coloro che la vissero, è ricchezza di un mondo senza confini, senza bandiere, sen za la peste novecentesca dei nazionalismi, che non a caso bruciava nelle piazze quei libri, che oggi leggiamo, a dispetto di tutti i poteri. Albert Camus, sebbene lontano dalla Mitteleuropa, è foriero di culture molteplici, anche perché mai impegnato nella ricerca dell’appartenenza.

L’esperienza di Camus sembra faccia capo ad una intersezione di linee di ricerca, e si riassuma in un meticciato culturale, potremmo dire servendoci di una definizione oggi particolarmente in uso, che rende il suo punto di vista decentrato, altro da quello dominante e che, comunque se ne giudichino le singole risultanze, rende un contributo fondamentale al sapere d’occidente. Un contributo interessante per i riesami critici che ci invita a compiere, per le prospettive che apre, per la forza con cui può irrompere utilmente nella nostra contemporaneità prestando strumenti per interpretare e “addestrarci” a governare virtuosamente i processi della globalizzazione.

Il suo meticciato ha radici nella storia di Camus, nei territori diramati della sua azione, nella doppia “cittadinanza” che l’ha contrassegnata; e si esprime in politica, in filosofia, in letteratura: campi l’uno correlato all’altro in pronunciate dinamiche interattive. In letteratura, particolarmente, esso innesca una serie complessa di rapporti tra tradizione e avanguardia, sul quale ancora conviene riflettere per rileggere il Novecento e per tracciare, scansando e contraddicendo mercificazione e omologazione, le vie letterarie che saranno.

Questo secondo fascicolo di Il piede e l’orma si conclude, come il precedente, con un ponte gettato verso il successivo: Margini. Un ponte che, se da una parte (il saggio), si edifica sulle macerie dell’umanitarismo camusiano la cui campata universale non ha retto la massa critica del postcolonialismo; da un’altra (i racconti), interiorizzata la “lettura” di Camus, si costruisce sulle potenzialità delle dinamiche contemporanee, attualizzandone e profetizzandone alcuni aspetti della complessa dialettica identità/appartenenza.


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