Nel libro di Roberto De Gaetano. Nanni Moretti, con una straordinaria lungimiranza, in Habemus papam gioca , in maniera profonda e toccante, su di un annuncio, un urlo bianco, che lascia presagire la rinuncia del Papa. PDF Stampa E-mail
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Nanni Moretti è l’autore che più di ogni altri ha saputo leggere il presente, percepirne gli smarrimenti, rappresentarne le fratture. Da Io sono un autarchico ad Habemus Papam, nel cinema di Moretti è in gioco una radicale crisi della presenza del soggetto al mondo, che assume e prende le forme della nevrosi e dello spaesamento, e che trova copertura nella costruzione di maschere comiche, esagerate, idiosincratiche, sempre comunque capaci di cogliere profonde verità. È in un intreccio di dramma e grottesco, di dolore e gioia, che si condensano i caratteri di un cinema che ha saputo raccontare come nessun altro lo stato di crisi di un soggetto, di una nazione, di un’epoca.

Il saggio Nanni Moretti. Lo smarrimento del presente di Roberto De Gaetano entra nel corpo vivo del cinema di Moretti, misurandone tutta l’incandescenza nel suo rapporto con l’attualità italiana, e con un presente inquieto, irrisolto, molte volte doloroso, spesso comico.

 

E, in qualche modo, con una straordinaria lu

ngimiranza, ne anticipa i tempi.

Habemus papam gioca , in maniera profonda e toccante, su di un annuncio, un urlo bianco , il buco nero tra due lembi di tenda rossa svolazzante che lascia presagire la rinuncia del Papa. Perché Habemus Papam è l’immagine ultima e più radicale dei destini della soggettività moderna, rappresentata nella sua inconciliabilità con le forme del potere.

La fuga di un papa di fronte alla propria investitura non è, infatti, solo l’immagine di una umanità fragile e inadeguata ma è la destrutturazione disincantata della soggettività moderna nella sua incapacità/ impossibilità di adesione al ruolo, di iscrizione all’ordine simbolico. L’aderire al ruolo non dipende, infatti, da attitudini e capacità psicologiche e individuali, ma dal potere costruttivo e formativo dei dispositivi, o meglio ancora, dai dispositivi e dai rituali del potere cha fanno sì che un soggetto sia adeguato al suo ruolo per una pratica di formazione compiuta. E quando in gioco è la chiesa in quanto istituzione millenaria, rappresentata al suo massimo livello, il papa, la questione non è l’inadeguatezza e la rinuncia di un cardinale che si scopre fragile ad occupare il soglio di Pietro, semmai l’incapacità dei meccanismi del potere, di un potere la cui sovranità è fondata su basi teologiche e trascendenti, a formare soggetti che non debbano decidere, ma che siano capaci di risolversi, inquieti o meno che siano, nella maschera loro assegnata (…).

Da questo punto di vista, Habemus Papam restituisce, con una forza senza pari, lo scacco di un potere sovrano e disciplinare che, incapace di guidare le coscienze, e dunque di formarle, le lascia nella loro dispersione ed erranza, in una inalienabile solitudine e nell’angoscia di chi si trova riconsegnato ad una necessità di scelta.

Un film, dunque, Habemus Papam capace di anticipare i tempi, un libro Nanni Moretti. Lo smarrimento del presente capace di “leggere in controluce” la potenza visionaria di un film.

 
 

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