Estratto della prefazione Essenze del cuore di Flavio Nimpo PDF Stampa E-mail
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La vibrante raccolta di Francesco Lappano è un percorso intimo, intenso, profondo: è la naturale evoluzione di un itinerario poetico, che dalla “Genesi di un equilibrista” conduce all’approdo maturo e, in apparenza, paradossale di virtuosistici equilibrismi, specchio di un vissuto che assimila a chi è in ««bilico» ed ha «un’asta nelle mani/ il piombo nel cuore/ un equilibrio da creare. (... ) «L’unica strada è il filo», il quale, a sua volta, dalla suggestione «circense» rimanda ad aura di Mito: Arianna e Penelope sono figure emblematiche, una per il labirinto, l’altra per la tela. Entrambe depositarie di un oggetto che è, al contempo, topos letterario e correlativo – oggettivo, capace di evocare efficacemente la condizione dell’uomo nella sua essenza complessa, mutevole, multiforme. (...)

Francesco scrive versi che sono icastici palpiti del cuore e fotogrammi lirici di un itinerario esistenziale riconducibile all’universale da una dimensione particolare. Egli ci guida per sentieri attraverso i quali si giunge ad orizzonti contemplativi: chi è «prigioniero di tempi ignoti» e si sente «reduce da un mondo/ che non concede respiro al proprio destino» conosce il sapore dello «smarrimento» e della «inettitudine» e allora «rimanendo sul limite» rivela «occhi protesi nel profondo». (...) L’amore si traduce nella chiave di lettura di un mistero cosmico, che ci avvolge e ci induce a trovare rifugio nell’altro, a dare senso ai propri giorni, ritrovando la parte perduta di sé in chi ci ama ed amiamo. «Le contraddizioni/ perdono confini/ le verità non hanno identità» e «l’amore abbraccia tutto/ senza puntare il dito» nella vastità di magici silenzi, interrotti solo dalla risacca del mare e dal soffio del vento nella suggestione di notti rischiarate da pleniluni, che possono far risplendere «dialoghi fugaci e lineamenti confusi». (...)

In lui e nelle sue poesie apollineo e dionisiaco si fondono in armonia degli opposti e si esprimono in modo prorompente sotto forma di slancio vitale, di estasi contemplativa e, al contempo, di lucida e “cinica” analisi della realtà, “affilata” come fioretto di abile spadaccino …

La luce degli occhi e del sorriso non si lascia sopraffare dai velami che tentano di opacizzare l’esperienza del vissuto quotidiano. L’abbattimento o la caduta sono superati dall’ardore e dall’ardimento di voler assaporare il gusto della vita. (...) Si appare sempre più simili ad un «ostinato Don Chisciotte», incessantemente legato ai suoi «mulini a vento»: «uno ne cela altri cento in schiera» e non potrà esserci «l’abbraccio di una vittoria», altrimenti «non porterebbe il nome» dell’eroe di Cervantes. Intanto «il mondo non cessa di ruotare» ed il nostro io errante si abbandona «traendo in questo fluire brevi respiri illusi». (…)

L’autore vive e canta la condizione di «viaggiatore, straniero alla vita ed esule dal cuore»: qui egli prova «l’ansia e sente la svolta» e, come «naufrago tra viaggi illusori e reali», si accorge che «i sentimenti nascono tra le rocce» e «le fugaci osmosi vanamente compensano/ assenze scomposte e costanti».

Francesco è il cantore delle onde che «vanno perdendosi», dei «brevi respiri illusi», dei «colori che dondolano in un arcobaleno e si riappropriano del blu della sua anima». I versi sono assimilabili all’immagine della rorida luna, che, nel buio trapunto di stelle, irradia la sua essenza lucente, avvolta in un velo di arcana, impalpabile, lattiginosa sostanza di perla. Essa, tacita spettatrice, remota e intangibile, osserva, fin dalla notte dei tempi, le umane vicende, che riflette in aura di «favole antiche» mediante il volto opacizzato da macchie, mentre quello intatto e candido custodisce, proprio come la poesia di Francesco, sogni e segreti tra l’oscillante illusione e l’inamovibile certezza. Intanto la sua nivea immagine astrale si traduce in specchio del viaggio individuale e collettivo, letterale e metaforico, evocativo e multiforme, capace di segnare il tempo della partenza, di scandire le fasi, ma non di prevedere l’arrivo, sempre che questo ci sia. Il privilegio è coglierne il senso, condividerlo e lasciare che gli occhi siano guida e messaggio, empatia e «immersione» nell’altro.

Come scrive l’autore, anche se non ci si rivedrà, quanto gli occhi hanno regalato sarà l’essenza del viaggio e si rifletterà nella luna il cui ciclo vitale ricorda all’uomo anelante che può ancora sperare e sognare …

 

Flavio Nimpo

 
 

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