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U PICCATU E' DE LU MILO...(senza riscordari u pilu)


64 PAGINE •
Brossura
Rif.: 978-88-8101-807-9
ISBN 9788881018079
Prezzo: €10,00
U PICCATU E' DE LU MILO...(senza riscordari u pilu)

Poesie
GALLO Pino
Letterature
Data di pubblicazione : 2011

 

(DALL'ANTIPREFAZIONE) Pino Gallo, che conosco da molto tempo, mi ha chiesto di scrivere una prefazione alle sue poesie e riflessioni dialettali, scritti che richiedevano qualche messa a punto per la rappresentazione di una dialetto ovviamente in fase di cambiamento, ‘mutante’, tra Cleto e Cosenza, tra ‘antiche’ e ‘nuove’ esigenze, un dialetto urbano anche, diciamo, ‘italianizzato’ per far fronte a riflessioni e considerazioni di natura politica, ma anche di satira leggera del modus vivendi di una città quale Cosenza. La vena satirica, la castigazione della vita cittadina, è sempre presente. Io, comunque, non scrivo ‘prefazioni’, piuttosto commentari ed esposizioni in genere noiose ai più, perché di natura tecnica e non di natura generale, in un ambiente (linguistico e/ o letterario) considerato dalla maggior parte delle persone squisitamente atecnico, in cui tutti si sentono autorizzati ad esprimere opinioni e riflessioni, perché la lingua è di tutti. Non tutti, ad ogni modo, si rendono conto sia dell’ideologizzazione (implicita nella lingua e della lingua), sempre e subdolamente presente, sia della tecnicità richiesta, per uno come me, per l’analisi di fatti linguistici, di ‘lingua’. A volte questa mia pretesa di tecnicità nell’analisi del fatto linguistico può anche essere ridicolizzata (il ‘matto’ che si interessa da ‘invasato’ di piccoli fatti fonetici) da persone di scarso spessore intellettuale, come in un preteso resoconto di fatti politici e linguistici storici da parte di chi era troppo giovane per rendersi veramente conto di ciò che stava succedendo negli anni Settanta.
Detto ciò, quello che posso dire è che ciò che scrive Pino non riguarda solo ed unicamente quell’insieme di fatti e produzioni secolari che si riferiscono all’ “u munnu a llimmersa”, il ‘mondo alla rovescia’ tradizionale, in cui per un breve intervallo temporale, per quanto fuggente, per quanto di durata e scopo limitati, i ruoli sociali tradizionali venivano rovesciati in quel momento eversivo di quasi-ribellione, talvolta ‘frivolo’, talvolta serissimo, ma sempre carnescialesco. Per una riflessione e studio più approfonditi su questo argomento basta dare uno sguardo attento al famosissimo “Il Mondo alla Rovescia” di Giuseppe Cocchiara. Non è, comunque, neanche la rappresentazione di una classica contrapposizione ideologica tra irreconciliabili, come avvenne nel Seicento Inglese in cui i ruoli sociali ritualmente e storicamente contrapposti furono ‘rovesciati’ in un senso politico molto chiaro (una Guerra Sociale, poi Civile), cosa manifesta anche negli scritti ‘rovesciati’ dell’epoca. Basti una lettura attenta del classico “The World turned Upside Down” di Christopher Hill in cui si descrivono gli effetti politici, linguistici e letterari di una nuova contrapposizione tra mondo reale e mondo ideale voluta nel Seicento. Lì il “World”, cosmo o universo politico reale, e il “Word”, mezzo espressivo dell’ideologizzazione, possono essere ambedue rovesciati, il “Word” diventa il “World” e vice versa. Non siamo, però, in questo tipo di situazione, anche se talvolta si sfiorano vecchie situazioni di contrapposizione che portarono alla Contestazione dei nostri Anni Sessanta.
Quel che si realizza potrebbe anche essere più vicino alla contrapposizione tra il “roesso mondo” del ‘mondo alla rovescia’ primitivo ma di poca durata (valvola di sicurezza per i contrasti sociali) e il “roesso mondo” di un cosmo rovesciato voluto come nuovo mondo reale negli scritti cinquecenteschi di un Angelo Beolco veneto, ad esempio nella sua Prima Oratione. Il risultato sfiora l’assurdo ma i presupposti non sono poi così assurdi. Ci sono gli argomenti a favore di un “naturale” che potrebbe sembrare il ‘mondo alla rovescia’ ma che chiede insistentemente il diritto di essere ‘non-rovesciato’ ma un nuovo ordine sociale ritenuto naturale. Forse la comprensione parziale di ciò portò alla ben nota condanna e censura del Beolco da parte delle autorità ecclesiastiche dell’epoca. Godette, comunque, della protezione di un Cornaro. Pino non vuole, mi pare, comunicare il “rovescio mondo” di una nuova realtà politica, vuole piuttosto ridicolizzare a volte il mondo politico che tanto ridicolizzabile è. I suoi effetti sulla nostra quotidianità molto di meno, invece. Nello stesso momento vuole anche ricordarsi di ciò che eravamo da giovani. Qualche volta vi è anche il ricordo personale. Lascio la riflessione, la conclusione, il giudizio al fruitore.

John Trumper



Pino GALLO

  Pino Gallo, alias “Chien-Pho-Than”, nasce a Savuto di Cleto il 6 luglio del 1947.
Da sempre si è occupato “d’arte”, prima interessandosi della poesia in lingua, poi della saggistica (...)
Leggi tutto: (Pino GALLO)


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